Le maggiori aziende tech assegnano nomi stravaganti ai loro dipendenti

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Col radicarsi della tecnologia nelle nostre vite le aziende del settore tendono ad assegnare nomi stravaganti ai dipendenti tecnologici. Dai più ritenuto ridicolo, ciò trova giustificazione nella tecnologia stessa; sembrerebbe,  infatti, che quanto più essa afferma la propria presenza, tanto più  le compagnie che operano nel settore si comportano in modo bizzarro.

Mark Zuckerberg, imprenditore statunitense fondatore di Facebook, ha dato annuncio degli ultimi progetti per Meta: “Siamo un’azienda del metaverso, che costruisce il futuro della connessione social”, è quanto da lui dichiarato nel corso di una riunione aziendale. Si tratterrebbe di un rebranding pensato da Douglas Hofstadter, studioso di scienze cognitive, fisica e letteratura comparata, finalizzato a contrastare i recenti danni all’immagine del social network in questione che, non a caso, ha scelto di identificare col nome di “Metamates i propri dipendenti. Il termine ricorre all’interno del motto “Meta, Metamates, me”, attraverso cui Zuckerberg introduce i nuovi valori su cui dovrà basarsi la sua azienda:

  1. Muoversi rapidamente
  2. Concentrarsi sull’impatto a lungo termine
  3. Costruire cose meravigliose
  4. Vivere nel futuro
  5. Essere audaci
  6. Rispettare i colleghi
Nomi stravaganti ai dipendenti tecnologici

Nomi stravaganti ai dipendenti tecnologici

Lo slogan prende spunto da una frase sul mondo navale che recita “Ship, Shipmates, Self”; particolarmente diffusa su Instagram, questa invita a porre al primo posto il successo della nave e ad anteporre il benessere dei compagni al proprio, al fine di garantire e preservare l’equilibrio della leadership. Obiettivo di Zuckerberg è, quindi, quello di creare una squadra in cui ciascun componente sia responsabile della vittoria collettiva, prendendosi cura dell’azienda e degli altri.

A dimostrazione di come simili convenzioni di denominazione siano diventate persistenti nella nostra epoca, è possibile fare riferimento anche ai datori di lavoro di Google, i cosiddetti “Googlers”, o ai dipendenti di Pure Storage, ormai conosciuti come i “Puritani” della Silicon Valley. Tuttavia, se ai tempi in cui nasceva l’industria tecnologica la sua cultura aziendale rappresentava un’interessante novità, oggi essa è talmente radicata nelle nostre vite che simili stranezze vengono considerate alquanto artificiali; a fronte di una normalizzazione della tecnologia agli occhi di chi ne trae vantaggio, risulta fuori luogo tutto ciò che è “diverso” e in qualche modo in contrasto col ruolo di leader di alcune aziende. Se per favorire la collaborazione e la solidarietà tra colleghi si rischia di sfociare nel banale, allora probabilmente queste ultime dovrebbero intraprendere un percorso di ritorno alla “normalità” che abbia come punto di partenza proprio la revisione di quei simpatici nomi!

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